ROSALBA D’EGIDIO GABRIELLI

L’avventura è nata durante un viaggio in macchina, per andare dai parenti nelle Marche, a Matelica vicino a Tolentino. Decidiamo di fermarci davanti alla fabbrica di Nazareno Gabrielli, che aveva sede proprio in quest’ultimo paese, chiedendo in portineria, a chi dovevamo rivolgerci per delle informazioni……iniziò tutto da quelle notizie.

Eravamo poco più che ragazzi, io sessantottina, ancora universitaria, gli altri iniziavano ad immettersi nel mondo del lavoro, ma tutti senza un soldo, con alle spalle famiglie “per bene” lavoratrici, ma non benestanti. Iniziava allora il boom economico e ci venne l’idea di cimentarci, di osare vivere una nuova esperienza. Certo abbiamo trovato un valido alleato nell’amministratore dell’azienda, che ebbe l’acume di credere in noi, quattro ragazzi senza arte né parte, come si dice qui, ma con tanta voglia di mettersi alla prova.

Iniziammo con incontrare delle figure mai contattate nella nostra semplice vita, rappresentanti, architetti, progettisti. Fu proprio uno di loro, l’architetto Cazzaniga, il braccio destro di Massoni (architetto di fama internazionale), che, durante il montaggio del negozio, mentre organizzavamo l’esposizione degli oggetti in vendita, mi chiamò e mi disse che mi avrebbe insegnato a fare la vetrina del negozio.

Non so cosa vide in me, ma riuscì a capire la mia attitudine e ,in pratica, da allora, sono la persona che si dedica alle vetrine artistiche che caratterizzano il nostro negozio, naturalmente con la collaborazione di mia cognata. I sacrifici sono stati tanti, iniziare da zero è sempre dura, ma diventammo in breve, il negozio “togo” della città. Era un vocabolo coniato dai ragazzi dell’epoca, che morivano dalla voglia di acquistare un nostro portachiavi, portafoglio o per le ragazze, la mitica “sportina”, senza la quale non eri “in”.

Naturalmente abbiamo toccato tutti gli anni di crisi che sono subentrati. La prima crisi ci vide molto preoccupati. Mi ricordo un episodio in merito. Prima di Natale, in autunno, facevamo gli ordini della merce, per affrontare le vendite delle festività. Essendo arrivata una crisi notevole, iniziammo ad ordinare due pezzi per articolo, quando ,negli anni passati ne scrivevamo dieci. Dopo circa dieci minuti di lavoro, il nostro responsabile di riferimento, il direttore alle vendite, ci disse di fermarci e di riflettere che proprio in un momento di crisi non si poteva acquistare come stavamo facendo noi, ma addirittura dovevamo raddoppiare l’ordine dell’anno passato, per non mettere in crisi l’azienda, altrimenti sarebbe stato come un gatto che si mordeva la coda. Noi ci guardammo e decidemmo di dargli fiducia e di fare come aveva detto. Ancora mi ricordo i diciotto scatoloni che arrivarono, pieni di una miriade di portachiavi, portafogli, borse ed altri prodotti.

Non ho dormito per mesi, pensando che eravamo state delle pazze a dare retta al direttore. Invece fu un anno d’oro, perché avevamo rischiato, lì dove altri non avevano avuto coraggio. Eravamo ancora di moda, e quindi ,con un ottimo assortimento, riuscivamo a far fronte alle richieste. Fu l’anno in cui potemmo permetterci di pagare l’acconto per i nostri appartamenti, noi, giovani ragazzi, mia figlia aveva allora tre anni, ci risultò possibile quello che i nostri genitori avevano sognato una vita…….la casa di proprietà. Quei diciotto scatoloni non mi avevano fatto dormire la notte, ma che soddisfazione quando dopo il Natale, dovemmo chiamare l’azienda per riassortire la merce. Il connubio con la mia socia-cognata era vincente, tanto che il dottor Passini, effettivo capo della Nazareno Gabrielli, genero della proprietaria, la signora Clara, ci chiamava” il gatto e la volpe”, perché, dandoci man forte, riuscivamo sempre ad ottenere quello che ci eravamo prefisse.

Durante gli anni che seguirono, ci furono solo successi, ma il nostro tempo lo dovevamo dividere con l’impegno di fare anche le mamme, oltre che le mogli. La mia primogenita ha sempre detestato il negozio, perchè le portava via la mamma, ma quando ,di ritorno dall’università, mi aiutò in un nuovo progetto, fu conquistata dal mio lavoro. Venimmo contattate da una nostra cliente per organizzare una sfilata di beneficenza, a favore del reparto oncologico dell’ospedale civile di Pescara. L’impresa era difficile, ma le sfide mi sono sempre piaciute, quindi con l’apporto favorevole di mia cognata, ci siamo imbarcate in questa avventura. Le modelle erano figlie di clienti che sfilavano gratuitamente e mi venne anche l’idea di ingaggiare qualche mamma, anche “in salute” come uso dire io, per camminare sul tappeto rosso. Tutto era pronto per lo spettacolo, scenografia, musiche, cantante (anche quella della ditta ,perchè mia nipote, Gabrielli Carla, ha una dote innata), albergo offerto gratuitamente, per contribuire alla beneficenza, stavo in silenzio nell’ufficio del negozio a preparare gli ultimi cartoni, quando ricevo la telefonata di mia figlia Manuela, che mi aveva aiutato nell’organizzazione capillare fino a quel momento, e con voce rotta dalla commozione mi dice che erano crollate le torri gemelle. Infatti era l’11 settembre, la sfilata si doveva tenere il 13. Panico, prima per la drammatica notizia, poi, mano a mano che le ore passavano non sapevamo che decisione prendere, fare o non fare la sfilata. Alla fine ci consultiamo con la mia amica, a cui sarebbero andati i fondi ricavati e decidiamo di andare avanti con il progetto, anche perché era sì’ una forma di divertimento, ma a scopo benefico. Naturalmente, prima dell’inizio, ci parve opportuno giustificare la serata con la platea, che stava ingrossando le fila contro ogni previsione più rosea. Il successo fu tale, che dovemmo chiudere le porte, in quanto l’albergo ci proibì di far salire altre persone, per una questione di sicurezza. Da allora è diventato un appuntamento atteso dalle clienti, ogni anno in ambienti sempre più grandi, grazie al consenso delle signore che ci onorano della loro presenza.

Nell’ultima sfilata c’è stato l’apporto di un’altra cantante oltre Carla: Simona ,la mia secondogenita, ancora universitaria, ma con una vena artistica. E’ così che, dopo questa mitica avventura, mia figlia Manuela ha deciso di continuare il mio lavoro, insieme a sua cugina. Ora sono impegnate nel nostro nuovo punto vendita, aperto proprio per le giovanissime ”LE GABRIELLI OFFICINA”. Rimangono fuori, Silvia, ancora lavoratrice giramondo (Spagna,Londra,Bruxelles…),ma chissà se sarà conquistata anche lei da questo mondo, e Simona ,futura geologa.

Naturalmente, in momenti di necessità, sono sempre pronte ad aiutarci, l’innata vena di venditrici caratterizza anche a loro.

Autrice


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